Viva o 25 de abril!

Se c’è una data che accomuna Italia e Portogallo, quella è il 25 aprile. Per entrambi i paesi, pur se a distanza di molti anni (1945 per l’Italia, 1974 per il Portogallo), significa la liberazione da una brutale dittatura.

La rivoluzione dei garofani, 25 aprile 1974

Fin dal 1972 un gruppo di sottufficiali dissidenti aveva creato una rete di cospiratori all’interno delle forze armate, con l’obiettivo di rovesciare il regime salazarista, ormai agonizzante: dopo che Salazar, nel 1968 era stato colpito da un ictus, il potere era passato al suo delfino Marcelo Caetano, che pur concedendo timide aperture in tema di libertà civili ed economiche aveva mantenuto l’assetto autoritario dello stato e continuato l’assurda guerra (persa in partenza) nelle colonie africane, scontentando così sia i “duri e puri” del regime sia i fautori della democrazia.

Fu la trasmissione su Rádio Renascença di “Grândola Vila Morena” del cantautore dissidente José Afonso a dare il segnale della rivoluzione, a mezzanotte della notte fra il 24 e il 25 aprile.

Alle prime luci dell’alba commando di soldati ribelli s’impossessarono dei centri nevralgici del potere a Lisbona e nel resto del paese, incontrando una flebile resistenza da parte del regime e salutati come liberatori dalla popolazione in festa.

“Grandola Vila Morena” di José Afonso fu il segnale d’inizio della rivoluzione

Simbolo della “Rivoluzione dei garofani” divennero i fiori che i cittadini di Lisbona scesi in piazza donavano ai soldati, i quali li posero nelle canne dei loro fucili in una delle immagini più iconiche della storia portoghese.

Gioia e rivoluzione

Alla rivoluzione del ’74 seguì un periodo caotico, tumultuoso ma anche esaltante: i contadini occuparono le terre, gli operai le fabbriche, si susseguivano cortei e manifestazioni mentre due generazioni di portoghesi assaporavano per la prima volta la partecipazione politica dopo più di quarant’anni di dittatura.

Le avanguardie artistiche e la musica, finalmente libere dalla censura, divennero veicolo delle rivendicazioni e delle aspettative di un popolo per troppo tempo oppresso. E’ durante il cosiddetto Periodo Rivoluzionario che vedono finalmente la luce in Portogallo dischi registrati all’estero e proibiti dalla censura, come Cantigas de Maio e Venham mais Cinco di José Afonso e Os Sobreviventes di Sergio Godinho.

La caduta del regime più longevo dell’Europa occidentale ebbe ampia eco anche al di fuori del paese. Giovani di tutta Europa accorsero a celebrare la rivoluzione. Dal Brasile ancora oppresso dalla dittatura militare, Chico Buarque de Hollanda salutò la rivoluzione dei garofani con una delle sue canzoni più struggenti, “Tanto Mar”. Per Chico questa canzone aveva un significato tanto importante da registrarne due versioni, una nel ’74 e una nel ’76, dal significato ed umore diametralmente opposto.

La fine della rivoluzione

Il turbolento Periodo Rivoluzionario fu infatti tanto inteso quanto breve. Nel novembre del 1975 il blocco più radicale capeggiato dai comunisti tentò di forzare la mano della Giunta provvisoria con un nuovo colpo di stato, che però fallì miseramente, ottenendo l’effetto opposto: la Giunta accelerò il processo di “normalizzazione” del paese, indirizzandolo verso la socialdemocrazia, l’economia di mercato e l’adesione al blocco occidentale.

Questa “rivoluzione a metà” lasciò l’amaro in bocca a Chico e a molti altri radicali di sinistra, da cui la seconda versione di “Tanto Mar”, una canzone che ha avuto una storia almeno tanto travagliata quanto quella della rivoluzione cui si riferisce. Per saperne di più su questa storia avvincente, abbiamo scritto un post dedicato qui.

In questo video con immagini della Rivoluzione dei garofani si sentono prima “Grandola Vila Morena” nella versione cantata da Amalia Rodriguez, e poi le due versioni di “Tanto Mar” di Chico Buarque

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